Collezioni 2011

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martedì 9 aprile 2013

Il Bottone, Arte e Moda

Fino al 20 aprile 2013, ai Musei Mazzucchelli una grande mostra sulla storia del bottone, a cura di Franco Jacassi.
La moda italiana è leader, vantiamo in Italia la più importante filiera produttiva in questo settore, dai tessuti agli accessori, alla confezione. Soprattutto per quanto riguarda il bottone l’Italia ha una lunga storia, ma anche una presenza produttiva che tuttora è la più importante al mondo, malgrado la crisi. Non sarà quindi solo una mostra storica o per collezionisti, ma anche una storia del bottonificio italiano legato alla moda.

Il bottone visto sull’abito conferma che serve, non solo ad allacciare, ma anche ad abbellire un capo rendendolo più completo ed elegante. Spesso il bottone ha anche funzione di design nella forma dell’abito stesso, nel come viene predisposta l’allacciatura, nella grandezza e nella forma, nel sottolinearne la linea. Saranno esposti abiti delle principali griffes, sia italiane che estere e dell’alta moda milanese e romana: Loius Feraud, Enzo, Nina Ricci, Chanel, Yves Saint Laurent, Ungaro, Claude Montana, Thierry Mugler, Christian Lacroix, Mila Schon, Moschino, Gianfranco Ferrè, Gianni Versace. Inoltre una ricerca molto approfondita, fatta in collaborazione con professori e studentesse del corso di moda del “NABA” su riviste di moda e di tendenza dei decenni considerati, verrà esposta su pannelli che ripropongono le foto originali degli abiti. Come corollario finale i bottoni più particolari dei vari periodi e degli stilisti più rappresentativi.

In mostra sarà esposta la collezione di Franco Jacassi, composta da oltre 10.000 bottoni rappresentativi dei vari stili ed epoche, dal Secolo XVIII fino agli anni Novanta del Novecento. Inoltre pannelli didattici sui principali e svariati materiali con cui sono stati prodotti i bottoni. Infine, per dare una visione complessiva, una storia del bottonificio italiano che mette in risalto il lavoro dei nostri artigiani e dell’industria italiana del bottone.

Il visitatore saprà apprezzare il bottone per la preziosità dei materiali, la ricercatezza del design e l’espressione di una creatività realmente artigianale lungo un percorso che parte dalle raffinate e romantiche miniature in avorio o underglass del Settecento, per arrivare alle preziose lavorazioni ‘cut steel’, ai ‘picture buttons’ vittoriani in metallo stampato e alle madreperle finemente cesellate. E ancora, dagli smalti francesi dell’Ottocento e del periodo Liberty fino ai bottoni intrecciati con fili di seta colorata, oro e argento di Paul Poiret dei primi del Novecento, alle follie di Elsa Schiaparelli.

Orari: Ven. 16 - 22; Sab. e Dom. 10 - 21
Ingresso: 5,00 €.

Per saperne di più:
www.museimazzucchelli.it

martedì 15 gennaio 2013

Marimekko, Abiti e Oggetti Design, Made in Finlandia

È in corso la Settimana della Moda di New York. Da segnalare l'appassionante sfilata Marimekko Primavera Estate 2013, brand che amo moltissimo per come gestisce il colore nelle proprie creazioni. Marimekko vuol dire tessuti per abiti e oggetti design, made in Finlandia. Un trionfo di colore su motivi grafici e nitidi, tinte forti e accostamenti audaci. Una vera sferzata di energia positiva e una gioia per gli occhi...

La storia del marchio ha inizio fin dal 1951 quando l'elegante hotel Kalastajatorppa di Helsinki viene scelto come setting per il lancio del primo fashion show Marimekko. L'azienda, nata dall'esperienza di Viljo e Armi Ratia, che avevano convertito la produzione di tela cerata in quella di tessuti a motivi grafici, dimostra di possedere sin da subito una forza di volontà e perseveranza (o sisu per usare un termine finnico) propri dello spirito finlandese. In breve tempo il brand, noto per le stampe colorate della designer Maija Isola, e per le camicie a righe Jokapoika di Vuokko Eskolin-Nurmesniemi, viene esportato negli Stati Uniti, anche grazie ai motivi grafici che sarà per sempre il tratto caratteristico del brand.

Nel 1960, un'affascinante Jacqueline Kennedy decide di posare per la copertina di Sports Illustrated indossando un vestito rosso senza maniche di Marimekko. Da lì in poi, in breve tempo, il marchio trova spazio illustrativo nelle maggiori riviste d'oltreoceano: Elle, Vogue, Harper's Bazaar, Women's Wear Daily e New York Times. Gli anni sessanta e settanta sono caratterizzati dalla creazione di modelli aziendali intramontabili quali le stampe floreali Unikko di Maija Isola, i pattern a pois Pallo di Annika Rimala, le borse Olkalaukku di Ristomatti (figlio di Armi) e i completi in velluto a coste Kuski di Pentti Rinta. Nel 1991, dodici anni dopo la morte di Armi, l'azienda viene acquistata da Kirsti Paakkanen e portata a una fase successiva di espansione grazie alla collaborazione di designer rinomati quali Maija Louekari e alla fama portata dalla serie televisiva Sex and the City, quando Carrie indossa un bikini Marimekko in un episodio e in seguito anche un abito. Oggi Marimekko (da Mari, anagramma di Armi, e Mekko, vestito in finlandese) produce e vende abiti, accessori e prodotti per la casa in quaranta paesi del mondo e il suo successo sembra inarrestabile.

Tra il 2006 e il 2008, in soli tre anni, la ditta ha inaugurato 20 concept store in Giappone. Nel 2010 la linea di bicchieri da tavola In Good Company di Anu Penttinen ha debuttato alla fiera del mobile internazionale di Milano e nello stesso anno la World Expo di Shangai ha dato il benvenuto a Marimekko tra le aziende espositrici. Il 10 settembre 2012 il brand ha, per la prima volta, presentato la collezione p/e 2013 Art of Print MakingColor for a Reason durante la fashion week di New York spiegando alla stampa internazionale cosa significa “essere finlandesi” con il suo design funzionale e minimal, i pattern decisi e i suoi colori vividi. Queste le parole di Noora Niinikoski, Head of Fashion Design di Marimekko:

“Penso che il mondo non ne abbia mai abbastanza dei colori”.

Fonte: http://www.vogue.it

mercoledì 5 dicembre 2012

Fashion In The City...

Sabato 1 dicembre, nel cuore del centro storico di Ferrara, in un apericena delizioso, si è svolta la seconda presentazione della collezione di anelli dell’artista Giorgio Paparo; affermato nel mondo del design e oggi principalmente impegnato nella creazione di accessori di moda.
I suoi anelli – originali, singolari, hand made ed ecochic – si racchiudono nel brand PopDesign.

Oggi PopDesign su "La Nuova Ferrara"...


lunedì 19 novembre 2012

PopDesign: Prossimi Appuntamenti...


Ferrara - Sabato 1 dicembre 2012
Aperitivo PopDesign
e Presentazione Nuova Collezione Anelli
Solo su invito (richiesta accrediti su info@pop-design.it)
Catering curato da neparliamoacena (neparliamoacena.blogspot.it)


Bologna - 7,8 e 9 dicembre 2012
Bologna Vintage Market
Palazzo Tubertini - Via Oberdan, 9


Mantova - 15 e 16 dicembre 2012
Voglia di vintage
Mercato dei Bozzoli - Piazza Sordello

martedì 6 novembre 2012

PopDesign a "PANNIALTI"...

Siete invitati alla mostra mercato Panni Alti Vintage Expo che si terrà il 10 e 11 novembre presso il Lanificio Conte a Schio (VI). Vi aspetto!
Panni Alti è la mostra mercato dedicata agli amanti degli oggetti d'annata, per così dire. Tanti gli articoli proposti a Vintage per riscoprire mode e tendenze, per ripescare nel vicino passato idee e modi originali di vestire, oggetti cult che hanno fatto la storia e continuano ad esercitare un fascino indiscusso sulle nuove generazioni. Una incredibile vetrina di abiti, gioielli, accessori, dischi, libri e tutto ciò che può fare collezione attende i visitatori di Vintage Expo presso Lanificio Conte a Schio.
Gli amanti della moda potranno sbizzarrirsi alla fiera Vintage, occasione ideale di trovare raccolti in un unico spazio tanti articoli diversi, tutti da acquistare ed indossare per crearsi un look insolito ed inimitabile.
Alla mostra mercato Panni Alti tanti oggetti di design che riportano a stili ed epoche passate alla storia, per dare un tocco di originalità alla propria casa.
E poi dischi in vinile, libri, poster, giocattoli ed oggetti vari per gli appassionati di collezionismo che ricercano continuamente pezzi unici ed autentici, tutto questo a Panni Alti, la mostra-mercato del vintage fashion, del modernariato, del collezionismo.

Per saperne di più:

venerdì 26 ottobre 2012

PopDesign arriva a "Vintagemania"

Ho il piacere di confermarvi la presenza di PopDesign alla quarta edizione di Vintagemania che si terrà dal 1 al 4 novembre a Villa Giusti del Giardino a Bassano del Grappa (VI). Vi aspetto numerosi!

Percorrendo le antiche stanze della Villa, tipica espressione dell'architettura Veneta del 600, si potranno ammirare ed acquistare creazioni del passato proposte da oltre 50 selezionati espositori.

La collaborazione con Angelo Caroli, autentico guru del Vintage in Europa, ci permetterà in questa edizione di ammirare un'installazione dedicata al cappotto, dove ci saranno dei pezzi unici di Yves Saint Laurent, Lilly Ann, Roberto Cappucci e tanti altri.

Per saperne di più:
www.facebook.com/vintagemaniavilla.giustibassano

giovedì 18 ottobre 2012

Jean Paul Gaultier, il velo anche per gli uomini

Per la prima volta Jean Paul Gaultier sfila in Sudamerica, all'Exposhow Fashion Week di Cali, e ha lasciato il segno. Il provocatorio stilista francese ha puntato sui giochi di trasparenze che svelano il corpo rendendo la moda estremamente sensuale. Gaultier ha trasformato la sua passerella in uno show ma ha stupito soprattutto proponendo anche alcuni modelli maschili decisamente hot. Tra questi una tutina di velo indossata da un modello davvero inquietante...

fonte: www.d.repubblica.it

giovedì 11 ottobre 2012

Giorgio Armani, Stilista

Quando rigore minimale e forme sinuose, attraverso colori, tessuti e proporzioni creano la quintessenza della bellezza. Questo è Giorgio Armani, stilista e imprenditore, nato a Piacenza l’11 luglio 1934. Abbandonati gli studi in Medicina, nei primi anni ’60 viene assunto come merchandiser a La Rinascente di Milano, allora, vera e propria fucina di talenti creativi. Dal 1965 e per sette anni è stilista per la linea Cerruti della Hitman. Successivamente, lavora come freelance per Gibò, Montedoro e Sicons. In occasione di una sfilata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, il giovane Armani si fa notare con una collezione per la Tendresse, in stile Bauhaus, con prendisole e chemisier dalle linee estremamente pulite, nei soli toni del bianco e del blu. La firma di Giorgio Armani è la giacca: sarà lui a rivisitare sulla donna l'abbigliamento maschile più classico. Smonta e ricrea il capo, elimina le tele di sostegno interne e l’imbottitura, sposta i bottoni, modifica le spalline.

Re indiscusso della moda, il Sig. Armani ha creato una donna fuori dagli schemi.
Moderna, elegante, essenziale e sensuale.
Dopo la moda, ha affinato le sue doti da imprenditore allargando il proprio brand e abbracciando Hotel (Armani/Hotel in Via Manzoni), Fiori, Libri, Design d'interni, Dolci e Tecnologia.

Fino ad oggi la Giorgio Armani Spa è sempre stata guidata dallo stilista, che non ha mai voluto cederla né delegarne la gestione. Ora che sta per compiere 78 anni, si pone il problema della successione.
“Finché sono qui, sono il capo”: Armani, intervistato in merito della casa di moda che porta il suo nome, è piuttosto netto. Il Wall Street Journal ripercorre la sua lunga storia, dalla relazione personale e lavorativa con Sergio Galeotti all’epatite che ha messo a rischio la sua salute nel 2009.
 
COLLEZIONE UOMO AUTUNNO - INVERNO 2012-2013:
Una delle collezioni più attese per la moda uomo è stata senza dubbio quella di Giorgio Armani caratterizzata da capi da uno stile chic ed essenziale. La classe che da sempre contraddistingue Armani si è fatta notare subito anche nei nuovi capi che hanno sfilato in passerella, linee pulite ed essenziali ma eleganti e sofisticate. Grandi protagonisti della collezione sono stati i tessuti utilizzati, dal velluto, liscio o a costine, per la realizzazione di giacche e pantaloni da sera abbinati a pantaloni e giacche in tessuto, che risaltano grazie ai colori scelti, definiti dallo stesso Giorgio Armani come “dolomitici”, si va infatti dal marrone, all’ebano al grigio antracite e l’elegantissimo nero. I pantaloni, al contrario di molte altre passerelle vengono proposti con taglio ampio e stretti alla caviglia. Anche sulla passerella di Re Giorgio è tornato il montgomery come capospalla scelto per il tempo libero. Importantissimi e d’effetto sono stati anche gli accessori, come borse, portadocumenti, cappelli a tesa larga o grandi baschi rigidi.

COLLEZIONE DONNA

Giorgio Armani presenta la collezione moda inverno 2013 di Emporio Armani  in cui la donna cura il suo guardaroba partendo da piccoli dettagli. Il bloomer diviene fondamentale e c'è un continuo sovrapporre di giacche,bluse e jabot. Non mancano cappe con balze impreziosite da pizzi e frangie.
Gli Abiti esaltano la femminilità della donna con ruches e volumi; la silhouette è in continuo movimento ed ogni forma viene esaltata. Neri,blu,grigi argentei; questi i colori splendidi che sono stati scelti da Re Giorgio. Stampe,tartan per mini Kilt,fantastici e giovanili nel contempo. Essere donna,vestendo Armani,significa possedere una classe nuova moderna e piena di fascino; perchè infondo la seduzione non è altro che un continuo di gioco tra trasgressione e mistero. Armani pensa dei vestiti che si ispirano alla notte,con blu quasi azzurri e profondi grigi che diventano un must.Per essere spensierate e mai scontente si possono indossare i Kilt pensati dal marchio che dimostrano l'attenzione alla bellezza in un mondo dove colore e tessuto sono re e regina indiscusse. Giorgio Armani non delude mai e questa volta regala uno spettacolo unico mostrando ancora una volta la sua bravura.


"L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare".
Giorgio Armani




Fonti: Sara Pizzi per vogue.it, "Wall Street Journal" su italicnews.it, mymallmag.themall.it, veraclasse.it

mercoledì 3 ottobre 2012

Vogue Magazine

Vogue nacque a New York il 17 dicembre del 1892 da Arthur Baldwin Turnure come "gazzetta mondana" settimanale. La rivista fu dichiaratamente creata al fine di rappresentare l'alta società newyorkese, raccontando gli interessi e lo stile di vita di questa classe agiata. Vogue era destinata ad un pubblico sia femminile che maschile ed era suddivisa in rubriche tra cui: Uno sguardo alle vetrine, I modelli di Vogue per la sarta, La moda elegante a buon prezzo, Lettera da Parigi (o Londra), Uno sguardo sulla società, La toeletta della signora, L'uomo elegante, Pettegolezzi mondani, Per la padrona di casa e Come rispondere alla corrispondenza. I lettori della rivista non erano solo gli appartenenti all'alta società newyorkese ma anche, e soprattutto chi aspirava ad appartenervi.

Il 24 giugno del 1909 si ebbe la cosiddetta "seconda nascita" di Vogue, quando Condé Montrose Nast, dopo aver concluso le trattative d'acquisto della rivista (iniziate nel 1905), ne divenne il nuovo editore. Nei primi mesi del 1910 Condé Nast attuò una serie di importanti cambiamenti alla rivista: Vogue divenne bisettimanale e le sue pagine aumentarono da una media di 30 ad una di 100 a numero, così come aumentò il suo prezzo; le copertine divennero più colorate, gli spazi pubblicitari e gli articoli dedicati alla moda ed alla società aumentarono. Vogue divenne una vera e propria rivista femminile.

Nel 1910 Vogue con una tiratura di 30.000 copie, raggiungeva incassi di gran lunga superiori rispetto alle riviste concorrenti che avevano una tiratura di centinaia di migliaia di copie. Questo fenomeno era dovuto al fatto che Vogue possedeva un numero di pagine pubblicitarie che superava del 44% le riviste concorrenti, nonostante le sue tariffe fossero le più alte sul mercato.

Nel 1912 Condé Nast decise di rendere Vogue internazionale, vendendo la rivista anche a Londra. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rese l'esportazione più rischiosa così che l'editore decise di creare un'edizione locale autonoma. Il 15 settembre del 1916 nacque Vogue UK. Condé Nast tentò in seguito una versione in lingua spagnola di Vogue, pubblicata tra il 1918 e il 1923, che non ebbe successo. La versione francese di Vogue uscì nelle edicole Il 15 giugno del 1920. Fu tentata anche una versione tedesca tra il 1928 e il 1929 senza però ottenere successo.

Nel 1927 Condé Nast, all'apice del successo, decide di quotare in Borsa il proprio impero editoriale. La crisi del 1929 gli fece perdere la proprietà di Vogue. L'editore riuscì comunque a rimanere un membro attivo della Condé Nast Publications, con il compito di continuare a gestire Vogue come meglio credeva; negli anni successivi riuscì a recuperare il possesso della rivista.

Dopo la morte di Condé Nast nel 1942, la direzione della Condé Nast Publications passò al suo fidato collaboratore Iva Sergei Voidato Patcévitch, il quale avviò una nuova fase di espansione. Nel 1959 Samuel I. Newhouse Sr, presidente di Advance Publications, acquisì il 46% della Condé Nast Pubblications. Successivamente l'intero capitale azionistico passò alla famiglia Newhouse.
Nel dicembre del 1972, sotto la direzione di Grace Mirabella e sotto consiglio di Newhouse, Vogue diventò mensile. Questa scelta fu conseguenza del fatto che i numeri venduti a metà mese riscuotevano meno successo dei numeri pubblicati all'inizio del mese. Con Vogue ad uscita mensile, la tiratura aumentò subito di 50.000 copie.
Gli anni fra il 1973 e il 1979 furono uno dei periodi più fiorenti della storia di Vogue, che passò da una tiratura di 400.000 copie ad una di un milione.
Dall'agosto del 1988 ad essere la direttrice di Vogue America è Anna Wintour.
Nel 2012, Vogue ha edizioni in 19 paesi ed è considerata una delle più prestigiose riviste di moda al mondo.

Vogue Italia nasce dall'acquisto nel 1965 della rivista italiana Novità (mensile fondato da Bebe Kuster nel 1950 e diretto da Lidia Tabacchi) dall'americana Condé Nast di Samuel Irving Newhouse. Novità era destinato ad un pubblico d'élite e trattava di stile, arredamento e moda. La nuova proprietà ribattezza la testata Vogue e Novità, per poi diventare definitivamente Vogue nel 1966, diretto da Franco Sartori, il quale modifica l'impostazione della testata raggiungendo i canoni di raffinatezza e di grande cura per l'immagine fotografica che già caratterizzavano l'edizione francese e quella americana. Sartori cambia il formato, la carta, la copertina e coinvolge grandi fotografi come Richard Avedon, Irving Penn, Norman Parkinson, Bert Stern, Helmut Newton.

I primi anni di Vogue Italia furono molto difficili con perdite che ammontavano a 30 milioni nel 1965 e a 67 milioni nel 1967. Alla fine degli anni Settanta, con il boom del made in Italy, Vogue Italia diventa il primo interlocutore degli stili che in breve si imporranno a livello internazionale.
Nel luglio del 1988, poco dopo la morte di Sartori, Franca Sozzani viene nominata direttrice. La nuova direttrice accentua lo stile sofisticato del giornale, rendendolo sempre più attento alle varie tendenze. La grafica diventa aggressiva e nei primi anni Novanta la diffusione di Vogue Italia aumenta progressivamente.

Vogue Italia è oggi la rivista di moda più autorevole nel nostro paese. Specializzata per l'alta moda, raccoglie le firme più prestigiose e i fotografi più famosi.

"Vogue rappresenta la bibbia della moda, del lusso e dello stile"
Caroline Weber, giornalista del Time

martedì 2 ottobre 2012

Mario Testino e la Moda

Nato il 30 ottobre 1954 a Lima in Perù da padre italiano e madre irlandese, Mario Testino è l’ultimo di sette fratelli. Studia alla Universidad del Pacifico, alla Pontificia Universidad Catolica del Peru e all’University of San Diego. Nel 1976 si trasferisce a Londra, in un appartamento presso un ospedale abbandonato vicino a Trafalgar Square. In poco tempo trova lavoro come fotografo per la realizzazione di portfolio per aspiranti modelle: si fa pagare £ 25 inclusi hairdressing e makeup. Nonostante la lontananza Testino è da sempre molto legato alla sua famiglia e ritorna spesso in Perù, quando gli è possibile.

Testino è considerato uno dei più celebri e ricercati fotografi di moda viventi. I suoi lavori hanno contribuito a creare l'immagine di grandi case di moda come Burberry, Gucci, Calvin Klein, Yves Saint Laurent, Valentino, D&G e Versace. Attualmente collabora con le principali riviste internazionali di moda, tra cui le edizioni americane, francesi e italiane di Vogue, The Face e Vanity Fair. Alcuni lavori fotografici sono esposti al Victoria and Albert Museum a Londra, al Carpenter center for the Visual Arts di New York e al FAAP di San Paolo in Brasile. Ha inoltre pubblicato diversi libri tra cui Any Objections (1998), From Row/Backstage (1999) e Alive (2001). Nel 1997 fotografa Diana (una delle ultime foto pubbliche prima della sua morte) per la cover di Vanity Fair diventando così uno dei fotografi più celebri al mondo: questi suoi scatti verranno celebrati nel 2005 nella mostra Diana: Princess of Wales, allestita a Kensington Palace. E l’autore del calendario Campari 2009 (con Jessica Alba).

Il suo è uno stile inconfondibile. Grande scrupolosità, passione per l’immagine e la sperimentazione. Testino è considerato un “creatore di icone”: a lui è stato attribuito il merito di aver messo fine al “regno” delle ubermodels” e, agli inizi degli anni novanta, di aver dato vita a una nuova “razza” di modelle come Kate Moss (la sua preferita) e Stella Tennant. Nulla è lasciato al caso nei suoi ritratti. Dietro l'apparente nonchalance si cela sempre una preparazione meticolosa, una scelta precisa di luci e di colori, un lavoro di équipe diretto con estrema cura, proprio come fosse un regista durante il making of di un film. Il suo stile è stato descritto come "luxury realism": ogni personaggio fotografato da Testino è volutamente reso speciale, pur mantenendo sempre i tratti salienti della propria personalità.

«L'ho catturata nel momento in cui stava liberando se stessa»
Mario Testino, fotografo

... dichiarazione fatta dopo aver fotografato la Principessa Diana.

giovedì 27 settembre 2012

Storia del Bottone













































A fine secolo '800 la moda francese era all'apice del suo splendore, tant'è che in Francia esisteva il Ministero della Moda. Dominavano lo stile liberty e l'art déco. I bottoni erano confezionati con resine naturali e corozo, bachelite, galatite, madreperla, pasta di vetro e celluloide, fino ad arrivare alla fine degli anni '30. Le forme dei bottoni potevano essere di qualunque foggia : quadrate, rettangolari, geometriche, elaborate in maniera barocca, lasciando libero arbitrio alla fantasia dell'uomo. Venivano rappresentati addirittura cose ed animali.Nel Museo sono esposti, fra gli altri, quadri che documentano in maniera adeguata ed esauriente il periodo storico descritto e che sono meritevoli di attenzione. Tra questi, ad esempio, si può notare un quadro con cartella campionaria degli anni '20 (di una Ditta di Amburgo con prezzi espressi in corone) contenente bottoni neri in pasta di vetro.La Regina d'Inghilterra, essendo morto il Re, vestiva a lutto ed i bottoni neri in pasta di vetro sui suoi abiti riflettevano luce, quindi non tetri. Questa moda è stata copiata dall'alta società di tutta Europa.
Un altro quadro con bottoni in pasta di vetro è stato realizzato con bottoni provenienti dalle suore di clausura di Sogliano (cinque grandi bottoni, quattro borchie ed altri).Altri quadri caratteristici di quel periodo riportano: alcuni bottoni raffiguranti una nave in partenza ed un marinaio, simbolo dell'immigrazione italiana degli anni '20; bottoni chiari in galatite, fatti a mano, in stile barocco (dalla collezione Goni di Parma); bottoni in celluloide.

Guardando i bottoni dall'inizio del secolo alla fine degli anni '30, si nota un decadimento continuo nella forma e nella qualità dei materiali. Inoltre cominciano ad apparire i primi bottoni con svastiche stilizzate, preludio alla grande guerra. Siamo già negli anni '40 / '50, in guerra. Non vi erano più materiali per fare bottoni, né resine (importate), né metalli (requisiti per le armi). Le materie prime pregiate erano tutte nascoste in attesa di momenti migliori. Allora venivano usati i materiali a portata di mano tra cui il legno. Per abbellirli venivano dipinti a mano. E' di quel periodo la preparazione di bottoni con l'interno della pannocchia (Fratti, stilista di alta moda).
Trascorsa la guerra si ritorna a vivere e a produrre, recuperando materiali perfino dalla rottamazione degli aerei (Bottonificio Loris di Bologna). In questi anni la produzione industriale presenta molte varietà di bottoni tra i quali quelli ad imitazione della tartaruga, di gran voga negli anni trenta nel mondo dell'alta moda. Il materiale usato era la galatite.In questo periodo si confezionavano anche molti bottoni di stoffa fatti con il torchio, ma si riciclavano anche vecchi bottoni ricoprendoli con il tessuto del vestito (moda suggerita dai francesi).

Arriva il 1950, primo Anno Santo dopo la guerra. Era di moda la tunica ed i bottoni non erano necessari : un vero disastro per i commercianti del settore. Passato questo momento di crisi si riprenderà a produrre ed a vendere. I bottoni degli anni '50 sono sopratutto grandi e lucenti, poi grandi ed opachi, addirittura sfumati in nero col fumo della candela.

All'inizio degli anni '60 avviene il miracolo economico italiano ed arrivano le prime firme di stilisti europei ed italiani : Coco Chanel, Pierre Cardin, Armani, Valentino ed altri. Con la trasformazione dei metodi di lavoro dei materiali si creano bottoni bellissimi, eleganti, ricchi e pregiati. Pietre, strass, madreperle e passamanerie vengono assemblati per confezionare i "protagonisti" dell'abito. I benestanti di quel periodo ostentavano la ricchezza, talvolta in modo sfacciato e volgare. Questo urtò moltissimo i giovani e fu così che scoppiò la contestazione del '68. Ritornò la crisi economica per la società e, di conseguenza, per i bottoni. I bei bottoni scompaiono e si usano semplici bottoni funzionali all'uso : unire i due lembi di stoffa (si noti la differenza degli ultimi quattro quadri rispetto a tutti gli altri degli anni sessanta).

Nei primi anni settanta le Ditte produttrici di bottoni cercano di reagire alla crisi e producono bellissimi oggetti economici in poliestere e galatite, ma la clientela, per difendere la propria privacy, era interessata a bottoni lisci, opachi e poco evidenti.Nel frattempo si affermavano i jeans e gli abiti in stile militare, sopratutto tra i giovani. Le guarnizioni di quei tempi erano composte da cinturoni borchiati, fibbie e catene : era l'inizio dei famosi e tristi anni di piombo. Nel Museo questo periodo è rappresentato con tre quadri : il primo con bottoni di piombo per jeans e gli altri con bottoni e simboli del momento.Anche gli stilisti si adeguano e producono capi in jeans personalizzati con bottoni griffati.Anche questo periodo di crisi collettiva passa e pian piano si ritorna a vivere senza paura. Sotto la spinta del Governo Craxi, amante del lusso, nasce un nuovo miracolo economico. Gli stilisti di moda italiani sono sulla cresta dell'onda in Italia ma anche in Europa e nel mondo. Con loro i bottoni ritornano protagonisti.

Dal 1985/86 al 1992 i bottoni fatti industrialmente raggiungono una bellezza ed una ricchezza unica. Per l'acquisto dei bottoni per un abito si arriva a  spendere anche £ 100.000. Sembrava una favola! Ma anche questa volta finisce..... Nel 1992, infatti, scoppia lo scandalo nazionale di tangentopoli  e ricomincia la crisi che dura ancora agli inizi del 2000. I bottoni scompaiono ancora e si ritorna al funzionale.Ma non è solo la crisi economica a giustificare quella totale del bottone; le cause sono diverse. Le più importanti derivano dal fatto che gli stilisti hanno cambiato modo di vestire ( o svestire) la donna e nei nuovi modelli i bottoni non esistono; le sarte cominciano pian piano a scomparire (le anziane cessano di lavorare ed i giovani non subentrano perché il lavoro è poco remunerativo). Di conseguenza le mercerie iniziano a chiudere e la produzione industriale non può andare avanti se non esiste consumo. Le Ditte produttrici provano a presentare bottoni bellissimi fatti con materiali trasparenti, lavorati con il laser; importano bottoni dall'India, dall'Indonesia fatti con materiali naturali come il legno, il corno, le madreperle lavorate a mosaico, la corda, la paglia, il sughero. Ma il mercato langue e la crisi è pesante. Si vendono solo bottoni piatti di madreperla verniciata e opacizzata, cosa tra l'altro oltraggiosa nei confronti di questo materiale naturale valorizzato fin dai tempi antichi per la sua bellezza.

"Il bottone è un piccolo oggetto che apre e chiude anche i ricordi"  (Grieco - Politi)


fonte: http://www.bottoni-museo.it

mercoledì 26 settembre 2012

La fotografia nella moda





















La fotografia nacque intorno al 1830, ma le prime tecniche di sviluppo, come la dagherrotipia, non permettevano la possibilità di stampare grandi quantità di foto. Nel 1856, Adolphe Braun pubblicò un book fotografico contenente 288 fotografie di Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, una nobildonna toscana alla corte di Napoleone III per conto del Regno di Sardegna. Le foto ritreavano la contessa nei suoi abiti di corte ufficiali, e resero la nobildonna la prima modella di fotografie di moda.
Nella prima decade del XX secolo, l'avanzamento tecnologico permise la stampa di fotografie nelle riviste. Fotografie di moda apparsero per la prima volta nella rivista francese La mode practique. Nel 1909, Condé Nast rilevò la rivista Vogue e contribuì all'evolversi della fotografia di moda. Una particolare enfasi fu posta nelcreare gli ambienti per le fotografie, un processo iniziato dal barone Adolf de Meyer, che fotografava i propri modelli nei loro ambienti naturali. Vogue fu immediatamente seguita dalla rivista Harper's Bazaar, e le due riviste rimasero indiscussi leader nel settore per tutti gli anni venti e trenta. Alcuni fotografi, specializzatisi nel genere, Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Horst P. Horst e Cecil Beaton transformarono la fotografia di moda in una forma d'arte, che si andò raffinando principalmente in Europa, ed in particolar modo in Germania.
Con l'inizio della seconda guerra mondiale, l'attenzione si spostò negli Stati Uniti, dove si fecero largo i nomi di alcuni fotografi come Irving Penn, Martin Munkacsi, Richard Avedon e Louise Dahl-Wolfe che diedero una ulteriore svolta al modo di approcciarsi alla fotografia di moda, abbandonando gli schemi e le pose rigide, dando maggiore libertà ai soggetti dei loro lavori, che venivano ritratti in pose più naturali e "sportive". Sotto la direzione di Alexey Brodovitch, lo stile fotografico di Harper's Bazaar divenne lo standard per tutte le riviste a venire. Nella Londra dell'immediato dopoguerra, John French fu il pioniere di un nuovo stile di fotografia di moda ideale per le riproduzioni sui quotidiani, che coinvolgeva l'utilizzo di luci naturali riflesse e contrasti lievi.
Fra i più celebri fotografi di moda si possono citare Richard Avedon, Helmut Newton, Bruce Weber ed Herb Ritts, ed in anni più recenti Patrick Demarchelier, Steven Meisel, Mario Testino, Terry Richardson ed Annie Leibovitz.

fonte: wikipedia

martedì 25 settembre 2012

Vintage

Il vintage è uno stile di abbigliamento che oggi risulta essere apprezzato e indossato da persone di tutte le età. Questo grande ritorno della moda del passato affascina e conquista soprattutto le giovanissime, ma anche le signore mature, che possono così rinfrescare gli indumenti ricordo quasi dimenticati nell'armadio.
Lo stile vintage è un genere di abbigliamento e di accessori molto particolari e caratteristici, dotati di personalità e buon gusto, ideali da sfoggiare per tutte le occasioni.
Il vintage è entrato a tutti gli effetti a far parte della moda del momento e in tutti i negozi di abbigliamento troviamo capi e accessori prodotti seguendo lo stile, i materiali e i colori in uso dagli anni '20 agli anni '80.
Indumenti e accessori moderni caratterizzati da linee e forme tipiche di quel periodo, riadattate sui modelli e sui tessuti che si utilizzano oggi per la creazione di capi di abbigliamento, maschile e femminile.
Abituati con i pantaloni e i jeans a vita bassa a zampa d'elefante, ci siamo trovati di fronte a pantaloni strettissimi, con una vita decisamente più alta, a sigaretta.
Occhiali da sole con lenti molto grandi, foulard, borse a tracolla o da portare a mano, cinture, bigiotteria, spille, cappelli e scarpe sono accessori in grado di completare il look dell'abbigliamento, con stile e personalità.
In queste pagine vi daremo informazioni sui capi d'abbigliamento e gli accessori che possiamo acquistare nei negozi e nei mercatini dell'usato, con qualche notizia sul grande ritorno del vero vintage e dello stile vintage sulle passerelle dell'alta moda.




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